La transizione energetica dell’Italia: dal presente al futuro

Negli ultimi anni, la crisi energetica globale e la guerra russo-ucraina hanno accelerato la trasformazione del settore energetico in Italia. Per ridurre la storica dipendenza dal gas russo, il governo ha diversificato le fonti di approvvigionamento, potenziato le infrastrutture e rafforzato la cooperazione con nuovi partner strategici, guidando così l’Italia nella transizione energetica.

L’Italia, infatti, dipendeva fortemente dal gas russo, rappresentando il 40% delle importazioni nell’anno 2021. Il governo ha però attuato una rapida riduzione della sua esposizione, portando la quota di importazioni russe al 19,3% nel 2022 e al 4,6% nel 2023.

La crisi ha quindi evidenziato la vulnerabilità del sistema energetico nazionale e la necessità di accelerare la transizione verso fonti più diversificate e sostenibili.

Transizione energetica nei piani del governo in Italia

Nel piano REPowerEU, l’Italia ha integrato obiettivi per ridurre la dipendenza energetica, accelerare la transizione e rafforzare la sicurezza, potenziando infrastrutture e attuando interventi strategici.

In relazione al gas, è stata prevista la realizzazione della Linea Adriatica – Fase 1 e il rafforzamento delle interconnessioni transfrontaliere per favorire l’export. Sul fronte dell’energia elettrica, le priorità includono il miglioramento dei collegamenti tra Sardegna, Sicilia e il continente attraverso il Tyrrhenian Link, nonché il potenziamento delle interconnessioni con Austria e Slovenia.

Le energie rinnovabili sono prioritarie, con incentivi alle PMI per autoproduzione, sviluppo dell’idrogeno rinnovabile e recupero di materiali critici. Introdotte misure per l’efficienza energetica.

Previsto un credito d’imposta per aziende impegnate nella transizione ecologica e investimenti infrastrutturali per ridurre i consumi energetici.

Per accelerare il processo di transizione, è stato previsto anche una semplificazione delle autorizzazioni per nuovi impianti rinnovabili e una graduale riduzione dei sussidi dannosi per l’ambiente. Inoltre, per mitigare il rischio finanziario legato ai contratti di acquisto di energia rinnovabile (PPA), verranno implementati strumenti di supporto adeguati. Infine, un piano di formazione mirato accompagnerà imprese e lavoratori nella trasformazione del settore energetico.

Figura 1: lavori per la realizzazione della Linea Adriatica (fonte: Hydro News)

La riduzione della dipendenza dal gas russo

Una prima fondamentale strategia per ridurre la dipendenza italiana dal gas russo è stata diversificare le fonti di approvvigionamento e aumentare le importazioni da Paesi come Algeria, Azerbaijan, Norvegia, Qatar e Stati Uniti, con un forte aumento dell’utilizzo di gas naturale liquefatto (GNL).

Per sostenere questo obiettivo, si è puntato sul potenziamento della capacità di rigassificazione, attraverso la costruzione di nuovi impianti e l’ampliamento delle infrastrutture esistenti. Questo ha permesso di accrescere la capacità di importazione di GNL, rendendo l’approvvigionamento più flessibile e meno dipendente dai gasdotti tradizionali.

Un’altra misura chiave è stata l’aumento degli stoccaggi di gas, un elemento essenziale per garantire la sicurezza energetica nei mesi invernali. Nel 2023, l’Italia ha raggiunto un livello di riempimento del 95% degli impianti di stoccaggio, assicurando una maggiore stabilità in caso di interruzioni nelle forniture.

Parallelamente, il governo ha promosso iniziative per migliorare l’efficienza energetica e ridurre i consumi di gas, incoraggiando comportamenti più sostenibili e ottimizzando l’uso delle risorse disponibili. A queste misure si sono aggiunti incentivi per la produzione di energia da fonti alternative, con l’obiettivo di accelerare la transizione verso un sistema energetico più indipendente e sostenibile.

Figura 2: rigassificatore offshore a Livorno (fonte: t24)

Il Piano Mattei e gli accordi con nuovi fornitori

Nel quadro dei cambiamenti geopolitici, il governo Meloni ha poi esposto la volontà di attuare il Piano Mattei. L’idea è promuovere uno sviluppo sostenibile e condiviso con gli Stati africani, favorendo partenariati strategici in sei macroaree: istruzione e formazione, salute, acqua, agricoltura, energia e infrastrutture.

Tra gli aspetti più evidenti, emerge l’obiettivo di favorire un interesse condiviso con l’Africa in campo energetico, per mitigare ulteriormente la fornitura di materie prime dalla Russia e rendere l’Italia un hub energetico tra il continente africano ed europeo, accelerando così l’Italia nella transizione energetica.

In tal senso, l’Italia ha investito in misura sempre maggiore nello sviluppo di infrastrutture per il trasporto di approvvigionamenti energetici, come in gasdotti.

Accordi Italia-Arabia Saudita per accelerare la transizione energetica

Italia e Arabia Saudita hanno rafforzato la loro collaborazione con una serie di accordi strategici che coinvolgono settori chiave come energia, infrastrutture e innovazione tecnologica. Questi accordi si inseriscono nel quadro della Vision 2030 saudita, il piano di trasformazione economica del Regno, e del Piano Mattei italiano, volto a intensificare le relazioni con i paesi africani e mediorientali, promuovendo investimenti e cooperazione industriale.

Cooperazione energetica: idrogeno verde e rinnovabili

Uno degli aspetti più rilevanti della collaborazione tra i due paesi riguarda il settore delle energie rinnovabili, con particolare attenzione all’idrogeno verde e ai suoi derivati, come l’ammoniaca. L’Italia, attraverso il gruppo assicurativo-finanziario Sace, ha siglato un importante accordo con la Saudi Electricity Company (SEC), la principale azienda elettrica saudita. L’obiettivo dell’intesa è sostenere lo sviluppo di un sistema elettrico più sostenibile in Arabia Saudita, fornendo garanzie finanziarie e agevolazioni per progetti innovativi.

Un ruolo di primo piano è stato assunto da Snam, leader europeo nel trasporto e stoccaggio del gas naturale, che ha avviato una partnership con Acwa Power, il principale operatore saudita nel settore delle energie rinnovabili e della desalinizzazione dell’acqua. L’accordo prevede la creazione di una catena di approvvigionamento internazionale per il trasporto di idrogeno verde dall’Arabia Saudita all’Europa, con l’Italia come snodo strategico. Un elemento chiave della collaborazione è la possibile realizzazione di un terminale di importazione di ammoniaca verde in Italia, che faciliterebbe il trasporto di idrogeno lungo il SoutH2 Corridor, un’infrastruttura di 3.300 km che collega il Nord Africa all’Europa centrale attraverso il nostro paese.

Anche altre aziende italiane hanno stretto importanti intese nel settore energetico. De Nora ha avviato una collaborazione con Acwa Power per sviluppare nuove tecnologie di desalinizzazione dell’acqua, mentre Ansaldo Energia ha siglato un accordo per la realizzazione di progetti energetici sia in Arabia Saudita che in Africa.

Accordi industriali e finanziari

Un altro tassello fondamentale della cooperazione tra Italia e Arabia Saudita riguarda il settore industriale e finanziario. Sace, con l’obiettivo di sostenere le esportazioni italiane e promuovere nuovi investimenti, ha firmato accordi per un valore complessivo di 6,6 miliardi di dollari che prevedono un aumento delle esportazioni italiane verso l’Arabia Saudita, progetti infrastrutturali e di sviluppo urbano, investimenti in energia rinnovabile e mobilità sostenibile e la partecipazione di imprese italiane al mega-progetto urbano saudita Neom, che prevede lo sviluppo di infrastrutture, trasporti, edilizia e mobilità sostenibile, con un finanziamento da parte di Sace per un valore di 3 miliardi di dollari.

Gli accordi includono anche intese con la Banca Araba per lo Sviluppo Economico in Africa, nell’ambito del Piano Mattei, con l’obiettivo di finanziare progetti infrastrutturali e di sviluppo economico nel continente africano.

Investimenti italiani in Arabia Saudita

Oltre alla cooperazione finanziaria, diverse aziende italiane hanno annunciato investimenti diretti in Arabia Saudita. Gewiss, multinazionale del settore elettrotecnico, ha deciso di investire 20 milioni di euro per rafforzare la propria presenza nel paese, promuovendo soluzioni per la mobilità elettrica e la gestione intelligente dell’energia.

Nel settore della cantieristica, Fincantieri ha consolidato la sua posizione nella regione con la creazione di una nuova controllata, Fincantieri Arabia for Naval Services, fondata nel 2024 per sviluppare nuove opportunità di business. Gli accordi firmati riguardano sia la cantieristica civile che lo sviluppo della cybersecurity navale, dimostrando il crescente interesse dell’Arabia Saudita per tecnologie avanzate legate al settore marittimo e della difesa.

Accordo Italia-Libia: cooperazione energetica e strategica

Italia e Libia hanno rafforzato la cooperazione energetica con un accordo da 8 miliardi di dollari tra Eni e Noc, firmato alla presenza di Meloni e Al-Dbeibah. L’intesa prevede l’avvio della produzione di gas nei giacimenti offshore “Struttura A” e “Struttura E”, aumentando la produzione dal 2026 con un plateau di 7,5 miliardi di metri cubi annui. L’accordo include maggiori esportazioni verso l’Europa, il potenziamento del gasdotto Greenstream e la costruzione di un impianto a Mellitah per ridurre l’impronta carbonica.

Nel 2022 Eni ha prodotto in Libia 9,3 miliardi di metri cubi di gas: 2,5 miliardi sono arrivati in Italia tramite Greenstream, mentre 6,8 miliardi hanno alimentato il mercato domestico. Dopo la riduzione dei flussi di gas russi verso l’Europa, l’Italia ha avviato un piano di diversificazione, puntando sull’Algeria. Grazie agli accordi tra Eni e Sonatrach, le forniture algerine aumenteranno da 9 a 18 miliardi di metri cubi annui entro il 2024.

Gli accordi di cooperazione energetica si intrecciano con quelli strategici di gestione dei flussi migratori, che prevedono la «cooperazione con l’autorità libica in relazione alla Guardia costiera». In sostanza, l’Italia consegnerà alla Guardia costiera libica cinque nuove motovedette. Da anni la cosiddetta Guardia costiera libica è finanziata e addestrata dall’Italia e dall’Unione Europea per fermare le partenze dei migranti dalle coste libiche, con ogni mezzo. Rimane comunque un corpo piuttosto irregolare e disorganizzato: soccorre chi vuole, quando vuole, e con i metodi che vuole, spesso violenti. Oltretutto, in un secondo momento, riporta le persone intercettate sulle coste libiche e le riconsegna ai trafficanti e ai gestori dei centri per migranti, dove le torture e gli stupri sono sistematici: in tale contesto si è aperto lo scontro per il caso Almasri.

Figura 3: accordo ENI – Noc, 28 gennaio 2023 (fonte: GettyImages)

Conclusione

La guerra in Ucraina ha portato l’Italia a ridefinire profondamente il proprio modello energetico. La diversificazione delle forniture, il rafforzamento delle infrastrutture e gli investimenti nelle rinnovabili stanno trasformando il settore energetico italiano, riducendo i rischi legati alla dipendenza da singoli fornitori.

In Italia si assiste anche ad un rinnovato interesse per l’energia nucleare, con il governo che vede positivamente l’introduzione di tecnologie nucleari di ultima generazione, in particolare i reattori modulari di piccola taglia. Il dibattito sul nucleare resta polarizzato, ma alcuni partiti lo considerano utile per sicurezza energetica e obiettivi climatici, insieme al rafforzamento dell’elettrificazione. Solare, eolico, idroelettrico, geotermico e biomasse coprono il 41,2% del fabbisogno energetico nazionale nel 2024, svolgendo un ruolo chiave nel contesto attuale.

In questo scenario di transizione, il futuro dell’energia italiano ed europeo si delinea dunque caratterizzato da importanti potenzialità. L’Africa quindi emerge come partner strategico, grazie al Piano Mattei e alla nuova DG MENA, che rafforza la cooperazione tra UE, Medio Oriente e Nord Africa.

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